giovedì 8 gennaio 2015

Je suis Charlie

L'allegria di ieri, del compleanno, di festeggiare con mamma e Bea, è stata completamente spazzata via.
Non ho mai visto le strade di Parigi così vuote, i treni così silenziosi, l'aria così pesante.
La Francia apre gli occhi su qualcosa contro cui noi italiani siamo un po', sfortunatamente, anestetizzati. Uscendo da una lezione con un'amica, mi diceva di come non riuscisse a capire, a concepire, che nel 2015 la gente potesse morire per aver espresso un'opinione. E mi sono resa conto di quanto sia triste crescere sapendo che l'omertà è normale, che anche solo per aver visto certe cose si può morire.

Oggi l'aria è pesante. E quello che è ancora più pesante, e più triste, è tornare a casa e trovare su internet la copertina di Libero che titola "Strage in un giornale a Parigi - questo è l'Islam". Deficienti. Non so neanche come esprimere la delusione nel vedere che ancora una volta dobbiamo dimostrarci così stupidi da cadere nel sillogismo "i terroristi erano musulmani = tutti i musulmani sono terroristi". Come la Le Pen che vuole riproporre la pena di morte. Come si fa a sfruttare una disgrazia del genere e la paura della gente per farsi strada in politica?
Sono schifata.
E stanca.

Ad ogni modo, lo scopo di questo post era solo di rassicurarvi che sono ancora in vita. Per la prima volta in vita mia oggi sono uscita di casa e ho pensato sinceramente che avrei potuto non tornarci. Gli effetti di panico che ti crea sentire al giornale che i terroristi sono diretti di nuovo verso la tua città giusto dieci minuti prima di uscire di casa.

Comunque niente, sono in vita e in salute, nonostante il peso morale e psicologico non indifferente di questi due giorni. 

Cercherò di scrivere un po' di più, con toni più allegri, nelle prossime settimane.

Non riesco a non pensare tristemente alla me di due o tre anni fa, con il suo ideale di fare qualcosa di giusto della sua vita e diventare una seconda Politkovskaja. Come ci si adagia bene sugli allori

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