Riprendo in mano questo blog, con la solita premessa che non so quanto regolarmente lo aggiornerò, perché è da qualche giorno che sento il bisogno di scrivere. Non so se sia per lo spirito di sopravvivenza della mia lingua madre che si sente schiacciata dall'invasore francese ed ha come unica oasi di pace i social network (ai quali sto però dedicando sempre meno tempo) o semplicemente perché, così, avevo voglia di raccontare. Forse per entrambe le ragioni. E dunque, raccontiamo.
La prima settimana è stata un po' di adattamento, un po' di prime ma grandi spese (la mia caratteristica di raccogliere provviste per l'inverno è talmente dura a morire che dopo la terza spesa è riemersa sommergendo completamente qualunque altro mio istinto). Devo dire che anche il fato ci si è messo un po', tra l'unico paio di scarpe (per la precisione degli stivali) che avevo portato che si rompe dopo tre giorni, due paia di pantaloni della taglia sbagliata (i chili estivi non mi fanno più entrare con grazia in una 38 e in uno dei due casi non mi ci fanno entrare proprio) e i mezzi di trasporto che fanno abbonamenti solo lunedì-domenica quando io avrei tanto bisogno di un comodo giovedì-giovedì. Dal mese prossimo potrò usufruire del comodissimo abbonamento con sconto del 50% per gli studenti, ma il mese prossimo è il mese prossimo e nel frattempo la RATP si prende i soldini.
Ma partiamo da un accenno di principio.
Abito con tre ragazzi (tutti nel campo dell'istruzione) in un logement di non vi interessa a Écouen, paesino piccolo ma carino a un quarto d'ora di treno da Parigi. Ogni volta che esco ho l'impressione di trovarmi in Inghilterra e non è solo per la presenza costante di un cielo grigio. Qui l'estate è finita circa il 5 Settembre e da quel giorno in poi si sono viste o nuvole o nuvole con pioggia, ma soprattutto tanto freddo (almeno per me, che ho iniziato a sentirlo parecchio).
Dopo tre mesi di silenzio e una mattinata passata veramente come Astérix e Obélix nelle 12 fatiche a farmi dare numeri di telefono da chiamare ai quali rispondeva gente incavolata perché non era il numero giusto (etc etc), sono finalmente riuscita ad avere un appuntamento per un colloquio all'università Descartes (Cartesio) di Parigi. A parte il non aver dormito la notte precedente e l'ora e mezza di anticipo rispetto all'orario del colloquio che ho passato a girare il quartiere (per scoprire che non c'è niente, tranne gallerie d'arte e negozi di vestiti decisamente troppo costosi per i vestiti stessi), il resto è andato bene e ad una velocità spaventosa. Il primo colloquio è durato poco, ho parlato con una professoressa responsabile di alcuni corsi che dopo qualche minuto mi ha dato due fogli (la penna l'avevo io) e mi ha messa a fare una composizione scritta nella stanza accanto. A parte i dieci minuti buoni di blocco dello scrittore, dopo mi sono gettata sul tema con la solita tortuosità sintattica che uso in italiano (subordinate ovunque e principale possibilmente in fondo alla frase), solo in francese. La seconda ragazza arrivata per il colloquio ha finito prima di me, quindi è andata a parlare con la prof e c'è stata almeno un quarto d'ora, durante il quale ho atteso cortesemente fuori dalla porta. Una volta che la professoressa è uscita ha preso il mio foglio, ha letto, ha alzato di mezzo centimetro la penna come per correggere, bloccandosi subito dopo (evviva i professori che finiscono di leggere le frasi prima di dirti che manca la reggente), mi ha guardata in faccia e mi ha detto con un gran sorriso che ero accettata e che avrei iniziato lunedì (con lei, per inciso).
Il seguito è stata una corsa allucinante tra tutti gli uffici dell'amministrazione, perché chiaramente prima devi fare la cosa x nell'edificio A, poi la cosa y nell'edificio B che si trova alla stazione del métro z e per la quale tutti ti danno indicazioni sbagliate facendoti girare in tondo per venti minuti, dopodiché nell'edificio B la ragazza a cui chiedi informazioni ti chiede se fai parte del percorso blu o del percorso rosso e tu la guardi come se ti stesse parlando in arabo, perché nessuno ti ha mai citato un colore in tutto ciò, trovi finalmente il gruppo a cui appartieni, vai a iscriverti e a farti fare la carta dello studente (nota positiva: costo totale dell'iscrizione di 470€ di cui 211€ sono di assicurazione sanitaria), dopodiché firmi i fogli per l'assicurazione sanitaria (per la quale dovrai inviare la cosa bla e la cosa ble all'indirizzo tale e poi recarti nel posto C per avere la carta vattelapesca) e lo stand accanto della banca ti propone un conto affiliato all'università che costa solo 1€ all'anno per i primi due anni per gli iscritti all'università Descartes (anche lì, altri documenti da inviare e altro posto D ove recarsi). Torni nell'edificio A, compili il tuo orario (scegliendo i corsi dalle brochures dell'anno scorso, perché quelle di quest'anno sono solo online) facendoti guardare con amorevole pietà dalla ragazza che un'ora e mezza prima ti aveva aiutata a compilare la prima iscrizione e che non riusciva a capire che in Italia i diplomi del liceo non hanno un nome, hanno solo il nome "diploma del liceo E". Una volta fatto questo corri all'INALCO per consegnare l'unico foglio che dovevi consegnare per un altro motivo, ma gli uffici hanno chiuso da 11 minuti..
Comunque, il giretto all'INALCO mi ha permesso di andare al Decathlon a comprare un paio di scarpe per camminare (stesso modello dell'anno scorso ma nere), un piccolo orologio (perché sul treno tra Parigi e Écouen è bene non tirare fuori il telefono e comunque adesso ho una paura costante di essere derubata, per cui un orologio da 10€ al polso mi fa sentire più tranquilla e mi evita di dover tirare fuori il cellulare in continuazione) e una tracolla che diventa zaino nel quale posso mettere il computer.
Non so se sia stata la giornata intensa o il fatto di essere finalmente tranquilla sul piano universitario, ma stamattina sono riuscita a dormire fino al suono della sveglia, mentre di norma mi alzo prestissimo.
Oggi pomeriggio andrò a visitare un'aula per i corsi di manga qui a Parigi e più tardi probabilmente ci procacceremo ingredienti giappi per cucinare in quantità sufficiente per tutto l'anno.
Al prossimo aggiornamento e spero di avere tempo di mettere qualche foto :]