giovedì 19 dicembre 2013

Yellow Submarine ♪

Devo dire che mi sento già in vacanza, anche se non ho ancora finito né le lezioni né gli esami. Però il grosso è andato e ho quasi finito le lezioni della specialistica, quindi ho finalmente modo di riprendere fiato e di godermi.. stavo per dire il sole, ma uno sguardo fuori dalla finestra mi fa optare per 'il meraviglioso cielo grigio francese'. Non fa niente!

Dunque, dopo due estenuanti settimane di esami DST, devoir sur table (ovvero gli esami per cui tutti gli alunni sono in classe, il prof distribuisce i fogli e il testo d'esame e per qualche ora si cerca disperatamente di scrivere tutto ciò che si conosce sull'argomento), la maggior parte delle lezioni della specialistica si sono concluse, il che mi ha portato anche un po' di nostalgia verso alcuni insegnanti che non penso incontrerò il prossimo semestre o il prossimo anno. Alcuni professori recupereranno un'assenza la prima settimana utile di Gennaio e dopo qualche settimana di pausa si partirà col secondo semestre. In realtà è una pausa per modo di dire, visto che mi rimangono tre materie i cui esami sono composti da dossier che dovremo creare da zero, controllare infinite volte e consegnare (sempre in quelle prime settimane di gennaio) sperando che la grande volontà del grande universo abbia clemenza dei nostri poveri elaborati. La cosa mi crea un panico considerevole, perché tra avere le basi teoriche di come si costruisce una séquence pédagogique e riuscire a trovare il documento autentico giusto, fare gli esercizi giusti, creare il tutto seguendo le linee della nuova metodologia didattica consigliata etc etc ci passa tranquillamente l'Oceano Pacifico. Va beh. Cerchiamo di far durare questa vacanza mentale almeno qualche giorno.

L'Inalco invece continua, con qualche piccola sorpresa di tanto in tanto. Sabato dopo le lezioni vado al club di calligrafia con Séb e sabato scorso anche una delle insegnanti si era unita al gruppo; nonostante un po' di timidezza iniziale dopo un po' hanno iniziato tutti a chiacchierare più o meno tranquillamente e tra una cosa e l'altra la prof se ne esce (con un tono da 'va beh, ma tanto lo sapete, no?') con alcune esperienze passate di altri insegnanti dell'Inalco che ti fanno impallidire positivamente. Io ad esempio sapevo che Macé, il professore di Japon ancien (specialista in tecniche funerarie del Giappone antico, etc), era stato ricevuto dall'imperatore del Giappone che gli aveva conferito il non-so-cosa-al-merito dello sviluppo della cultura giapponese all'estero (essere ricevuti dall'imperatore non è assolutamente una cosa da tutti); sabato ho avuto modo di aggiungere alla mia lista degli infiniti motivi per i quali rispettare gli insegnanti della sezione giapponese dell'Inalco, Seki (la mia professoressa di orale dell'anno scorso), che è stata interprete per l'UNESCO e la moglie di Butel (insegnante di Giappone antico che quest'anno è partito in Giappone) che era l'interprete ufficiale jp-fr per Chirac e così via. Insomma, gente comune.. Dopodiché vedi gli studenti che durante i loro corsi fanno tutt'altro (da quelli che giocano al DS a quelli che fanno dell'acquarello) e ti viene voglia di sbattere molto forte la loro fronte contro un muro per vedere se ne esce una sindone o la scritta cretino.

Comunque >__< rabbia a parte per alcuni studenti stupidi che non si meritano professori geniali, va tutto bene. Ho tanta voglia di fare tante cose e pochissimo tempo, come al solito, ma sto cercando di ritagliarmi qualche momento per me. Tra un esame e l'altro mi sono comprata un piccolo quadernino e un set di otto acquerelli e sto cercando di fare un po' di pratica, anche se la lentezza mi irrita molto (sono troppo abituata ai copic, con i quali bisogna colorare molto velocemente). Però è un buon allenamento per la pazienza. 
Tra qualche giorno tornerò a casa per una settimana per festeggiare Natale. Qui non abbiamo un albero e la cosa, per quanto stupida, mi crea una grave mancanza di spirito natalizio (così come l'assenza di pandoro).
Eee non so bene cos'altro dire, perché alla fine la maggior parte del mio tempo è stata occupata dalla scuola, quindi non ho tante cose da raccontare, però spero che anche questi aggiornamenti scolastici non siano troppo noiosi.

Buone vacanze a tutti
Bisous

giovedì 5 dicembre 2013

Aggiornamento (quasi) mattutino

Bene, approfittiamo nuovamente del telefono intelligente per aggiornare il blog :D

Martedì ho dato l'esame di Storia delle metodologie (quello al cui parziale avevo preso 17/20) e mi sembra che sia andato bene. Chiaramente a posteriori vengono in mente tutte le cose che si sarebbero potute scrivere ma che si sono perse nella foga, però pazienza. Ieri invece c'era l'esame di correzione fonetica, uno dei tre esami (insieme a quello di Sintassi e quello di Lingue, Discorsi e Culture) che mi fanno più paura. Non saprei dire com'è andato, perché ho risposto a tutto in modo più o meno completo, ma c'è un punto che ho reso un po' confusamente e qualche punto importante che penso di aver dato per scontato. Si vedrà >__<
Sabato ho l'esame di kanji, che sarà crudele come tutti gli anni (perché chiedere le letture più utilizzate quando possono chiederci "approvvigionamento"? Sul serio, quante volte nella vita ci capita una parola così? Una all'anno, con l'esame di kanji!). Però dovrebbe contare poco, tutto sommato, quindi mi preoccupo il giusto. Ah, e ieri ho avuto il parziale di Analyse exercices (un corso pratico di grammatica giappa) e ho avuto 19/20 TwT sono contenta..
La settimana prossima invece sarà orrenda, ho veramente un esame al giorno..

Maaa, passando ad altri argomenti un po' meno scolastici, sto iniziando ad espandere le mie amicizie, sia all'Inalco che a Descartes. Ormai sono l'unica italiana in un gruppo di tre/quattro ragazze cinesi, ma ho anche conosciuto e chiacchierato con delle francesi (Descartes) e ho decisamente rivalutato un paio di persone che si sono rivelate molto simpatiche (Inalco). In compenso vedo molto poco Pauline e Véronique, non abbiamo praticamente nessun orario in comune t__t speriamo che il secondo semestre vada meglio..

Avevo detto basta argomenti scolastici? Parliamo de la pluie et du beau temps, allora. Fa un freddo cane e "non ha ancora cominciato a fare freddo", secondo il punto di vista parigino. Non so di cosa sia fatta 'sta gente, ma io giro con canottiera, maglietta, maglione e cappotto da almeno un mese e mezzo.. Prossima tappa: sventrare uno yak e metterselo in spalla in guisa (si dice ancora?) di pelliccia.

Per il resto sto lentamente finendo di leggere Dire quasi la stessa cosa di Eco (che scorre benissimo, è solo che non ho tempo) e lo trovo geniale. Veramente illuminante e assolutamente poco prolisso (caratteristica che invece nei suoi romanzi non manca). A un certo punto ho addirittura riso ad alta voce.. non so quante volte nella vita mi sia capitato di scoppiare a ridere ad alta voce leggendo un libro º^º

Insomma, per finire va tutto bene. Sono incredibilmente soddisfatta delle università, anche se non mi lasciano tempo, della mia vita con Séb e della vita francese in generale. Finita questa settimana di stress sarò in (quasi) vacanza \TwT/


Buona giornata a buon weekend a tutti

lunedì 2 dicembre 2013

Paaaaaanico!

Da domani iniziano due settimane orrende di esami, uno dopo l'altro, giorno dopo giorno. Panico.

mercoledì 27 novembre 2013

'cause I'd rather hurt than feel nothing at all

Non so perché queste cose debbano prendermi sempre nel momento meno opportuno, sta di fatto che, per una volta, deciderò di assecondare la mia voglia di aggiornare il blog per sfogarmi (che in fondo dovrebbe essere un po' lo scopo primario, sendo il blog una specie di diario), invece di aspettare che mi passi e finire per non dire niente.
È estremamente tardi (cioè, per i miei standard attuali, mezzanotte passata), sono nel letto e non riesco a chiudere occhio nonostante la pesantezza della giornata. Mi manca Forlì. Mi manca davvero, tanto da farmi piangere e stare male più di quanto possa esprimere a parole. Mi manca la mia routine, gli amici con cui condividevo ogni giorno, uno per uno. Mi ricorda un po' la sensazione che provavo al primo anno di triennale. Ricordo che passavo notti intere a piangere, soffocata dalla pesantezza dell'università, dalla lontananza da casa e soprattutto da tutte le amiche che avevano passato con me cinque anni interi. Mi mancava, come mi manca tuttora, ogni singolo giorno, ogni singolo ricordo di cose assolutamente superficiali e ciondimeno assolutamente importanti per me. Mi sentivo improvvisamente separata da tutto e da tutti e, quel che è peggio, sentivo di essere la sola ad essersi separata dal piccolo nido che, pur crescendo, rimaneva quantomeno geograficamente compatto e quindi unito.
Di recente sto pensando, sempre con maggiore nostalgia, ai gruppi di teatro. Non dirò che sembra stupido, perché non penso sia così, ma penso che sia comunque qualcosa di non comprensibile a coloro che non ne hanno effettivamente fatto parte. Il secondo anno è iniziata per gioco, con russo, e per ammirazione per giapponese. Lo spettacolo del primo anno di giapponese ci aveva assolutamente rubato il cuore e non posso assolutamente esprimere l'affetto, la comprensione, l'amicizia e il sentimento di "casa" che in due anni ho condiviso con persone di cui magari alla fin fine non so assolutamente nulla, ma il cui solo ricordo mi fa venire le lacrime agli occhi. Teatro russo è diverso. Per me è sempre stato (e mi scuso per la mia visione egocentrica della cosa) un po' come un mio bambino. Il mio bambino. La preparazione degli esercizi, della storia, dei costumi, il mio primo vero atto di recitazione più serio degli spettacolini della scuola media. Il primo anno di teatro russo nella mia memoria è un ibrido di colori, paura e adrenalina allo stesso tempo, voglia di fare del proprio meglio e paura di non farcela, legami con persone con cui ero in classe da un anno ma con cui non avevo praticamente mai parlato per timidezza o mancanza di occasioni. E il secondo anno è stata la consolidazione delle basi che avevamo posto, la crescita e lo sviluppo sempre più forte - come ha detto la De Michiel passando nei camerini subito dopo lo spettacolo, miglioravamo di volta in volta e non ci fermavamo di fronte a niente, senza paura di mostrare e distruggere pregiudizi e realtà scomode. Ed è un po' qui che si chiudono i miei ricordi, sul treno Forlì - Rimini della sera di quello spettacolo, con un mazzo di fiori tra le braccia e le lacrime agli occhi, sapendo che chiudevo per sempre un capitolo importante della mia vita. Chiaramente tutto il panico e la gioia sono ritornati il giorno dopo per lo spettacolo di giapponese, dove mi sono sentita un po' meno capra (termine tecnico che indica un attore scacio) e dove l'orgoglio dell'effetto incredibile che ha avuto lo spettacolo è durato per settimane. Ma anche in quel caso è stata una magia che ho sentito scivolarmi tra le dita nel momento in cui il sipario si è chiuso.

E ora sono qui, a girare intorno al punto della questione, a non riuscire ad esprimere quello che sento, a fare un miliardo di subordinate inutili per non dire niente.
Mi manca tutto. Mi manca il lento passare dei giorni, mi manca trovare la Fio sul binario a Rimini e progressivamente le altre fanciulle (ivi compreso Valerio, chiaramente) tra Cesena e Forlì, arrivare in università e cominciare un'altra giornata. Ho l'impressione di essere arrivata a Dicembre in un soffio e di aver fatto mille cose o nessuna. Continuo a immaginare la vita delle altre a Forlì ed è come se fossi morta e tutto continuasse a scorrere mio malgrado. Solo che non sono morta, e tutto quello che posso fare per cercare di attenuare il dolore profondo che mi provoca questa mancanza è scrivere una paginata di frasi poco sensate in mezzo alle lacrime.

Non posso avere tutto, prima o poi dovevo pur sbatterci la testa. Mi manca la mia famiglia, mi mancano i miei amici, mi manca il teatro, in maniera impressionante. Ma al contempo sono felice, studio quello che mi piace e che mi motiva e sto bene. Dopo due mesi riesco anche ad avere due amiche. Magari tra due anni riusciamo anche a uscire insieme, una volta.


Per concludere con una nota un po' meno amara (giuro, sto bene, sono solo in preda ad un attacco acuto di malinconia e un profondo bisogno di tornare alla mia lingua madre, di tanto in tanto), grazie a tutti voi che avete reso speciali questi anni e mi avete tirata fuori dal mio guscio di asociale tartarughina. Grazie di cuore.




Buonanotte

giovedì 14 novembre 2013

Chi non muore si rivede

Mi viene sempre voglia di aggiornare il blog quando sono sul métro o sul transilien (il treno che fa Parigi>casa), ma come arrivo a casa vengo assalita dalla stanchezza, dalla voglia di far niente o, possibilmente, da entrambe. Perciò approfitterò di questo cellulare intelligente per buttare giù qualche riga.
Mi rendo conto che dal primo post sono passati due mesi durante i quali non ho scritto assolutamente niente e che quindi iniziare il racconto senza nessuna introduzione potrebbe non essere il massimo, perciò cercherò (nella mia prolissità) di riassumere gli eventi fino a questo punto.
Il 16 Settembre ho iniziato i corsi a Paris Descartes, primo anno di specialistica in DiFLE (comunemente conosciuto come FLE), ovvero Didattica del francese come lingua straniera. Anche a due mesi di distanza resto entusiasta dei corsi e dei professori, anche se si è persa quella parte di "tutto è una novità" per cui gli occhi mi sbrilluccicavano ogni volta che andavo a lezione. In ogni caso i corsi mi piacciono moltissimo, sono tutti improntati sulla didattica e - dal momento che quello che sto facendo è un "Master Pro", cioè "professionnel" - la parte pratica riveste un ruolo non marginale. In praticamente qualunque corso vediamo come costruire un corso da zero, con documenti autentici, come migliorare i manuali, etc etc, ogni volta focalizzandoci su un aspetto particolare (sintassi, orale, etc.). Alcuni corsi invece sono quasi completamente teorici, ma anche in quel caso ugualmente interessanti.

Una settimana dopo l'inizio delle lezioni della specialistica ho iniziato quelle del primo anno di giapponese all'Inalco (in Francia si può essere iscritti a due facoltà diverse contemporaneamente). Fortunatamente tutti gli esami che avevo dato l'anno scorso come erasmus mi sono stati riconosciuti, quindi per il primo semestre mi restano: kanji, due esami di grammatica, storia del Giappone antico e storia del Giappone contemporaneo (di quest'ultimo ho fatto un parziale sabato scorso, incrocio le dita..). Chiaramente qui sono un po' meno esaltata dai corsi di grammatica (dove ogni tanto imparo comunque qualcosa di nuovo, ma in generale vedo cose che ho già fatto), mentre i corsi di storia per me sono una completa novità. Non pensavo che avrei potuto appassionarmi al paleolitico di una qualunque civiltà e qui cerco di non perdermi una parola quando il professore ci spiega i piccoli decori o le diverse forme delle "tombe" giapponesi della preistoria. Devo dire che fa un altro effetto studiare la storia di una cultura insieme alla lingua.

Per il resto ho avuto una piccola settimana di vacanza durante la quale sono tornata a casa, in tempo per stare qualche giorno a casa e per godermi Lucca Comics. Dopo un viaggio in aereo con una famiglia di romani dietro di me (per chi ancora non lo sapesse, l'accento romano - marcato - è quello che meno sopporto al mondo) sono atterrata con un umore non dei migliori, per poi sentirmi dire da Bee al telefono che mamma mi aveva preparato lasagne, cima, tortellini e cedrata (non insieme, chiaramente). Casa <3 un paio di giorni di riposo e coccole e poi siamo partiti per la fiera carichi e contenti. La fiera è andata bene, ho rivisto tanti amici e ho anche avuto modo di girottolare un po' con loro, ho riabbracciato il nonno e lo zio e per qualche giorno mi sono immersa in una parentesi di apprezzabili geeks.

E ora sono qui, rientrata nella mia routine, e scrivo nel métro aspettando di arrivare in università e decisamente poco invogliata dalla lettura di La francophonie au Viêt Nam (che è estremamente interessante, ma che ho troppo sonno per proseguire). Vi lascio quindi con questo breve resoconto e la speranza di aggiornare un po' più spesso, magari più brevemente.


Buona settimana a tutti

giovedì 10 ottobre 2013

Random things about France | Scarpe

Inauguriamo questo secondo tipo di post dove non racconto della mia vita, ma semplicemente di cose curiose che trovo/noto in giro per la Francia (che forse saprete già, ma che saranno comunque più interessanti dei resoconti delle mie giornate).

Il breve argomento di oggi sono le scarpe. Chiaramente, essendo il tipo di persona che sono, non di scarpe nel senso di 'moda', ma più precisamente delle scarpe nella casa. L'anno scorso non l'avevo notato perché fondamentalmente le uniche abitazioni private che avevo visitato erano la casa di Cécile e quella di Sébastien (che rientra nella categoria di cui voglio parlare, ma che pensavo essere un'eccezione), ma i francesi si tolgono le scarpe prima di entrare in casa. Ora, quest'abitudine che per me è assolutamente normale (la comodità di non dover pulire fanghiglia e schifezze fino alla camera ma solo nell'ingresso e la praticità delle ciabatte mi sono sempre apparse estremamente evidenti) ha stupito per molto tempo le persone che venivano a trovarmi e alle quali, sull'ingresso, veniva chiesto di togliere le scarpe e mettere un paio di ciabatte. La prima volta che sono stata a casa dei genitori di Séb, allo stesso modo, pensavo che mi fosse stato chiesto solo perché stavano facendo dei lavori al piano terra e quindi prima di salire le scale era più cortese togliere le scarpe al fine di non portare su polvere o altro. Quando invece in Agosto anche a casa di Fanny (migliore amica di Séb) mi è stata chiesta la stessa cosa per due sere di seguito, ho intuito che forse poteva essere qualcosa di normale per loro ed ho chiesto informazioni. Ed effettivamente, proprio come in Giappone, in Francia vige l'usanza di togliere le scarpe all'ingresso, che generalmente è provvisto di un piccolo o medio tappetino sopra al quale lasciarle prima di entrare nella sala o in altre stanze. Una caratteristica un po' più curiosa è che questo può dipendere anche dal grado di intimità con la persona, nel senso che ad uno sconosciuto non verrà necessariamente chiesto di togliere le scarpe, mentre ad un amico sì, immaginando così di metterlo più a suo agio.
Fondamentalmente avrei potuto ridurre il post a quattro righe ed ho finito comunque per infilarci riferimenti alla mia vita, ma fa niente. Spero di non avervi annoiati :3

P.S. Chiaramente quando mi riferisco ai francesi generalizzo, non so se in ogni regione della Francia sia effettivamente così o solo in quelle che ho modo di visitare

venerdì 13 settembre 2013

One year later

Riprendo in mano questo blog, con la solita premessa che non so quanto regolarmente lo aggiornerò, perché è da qualche giorno che sento il bisogno di scrivere. Non so se sia per lo spirito di sopravvivenza della mia lingua madre che si sente schiacciata dall'invasore francese ed ha come unica oasi di pace i social network (ai quali sto però dedicando sempre meno tempo) o semplicemente perché, così, avevo voglia di raccontare. Forse per entrambe le ragioni. E dunque, raccontiamo.

La prima settimana è stata un po' di adattamento, un po' di prime ma grandi spese (la mia caratteristica di raccogliere provviste per l'inverno è talmente dura a morire che dopo la terza spesa è riemersa sommergendo completamente qualunque altro mio istinto). Devo dire che anche il fato ci si è messo un po', tra l'unico paio di scarpe (per la precisione degli stivali) che avevo portato che si rompe dopo tre giorni, due paia di pantaloni della taglia sbagliata (i chili estivi non mi fanno più entrare con grazia in una 38 e in uno dei due casi non mi ci fanno entrare proprio) e i mezzi di trasporto che fanno abbonamenti solo lunedì-domenica quando io avrei tanto bisogno di un comodo giovedì-giovedì. Dal mese prossimo potrò usufruire del comodissimo abbonamento con sconto del 50% per gli studenti, ma il mese prossimo è il mese prossimo e nel frattempo la RATP si prende i soldini.

Ma partiamo da un accenno di principio.
Abito con tre ragazzi (tutti nel campo dell'istruzione) in un logement di non vi interessa a Écouen, paesino piccolo ma carino a un quarto d'ora di treno da Parigi. Ogni volta che esco ho l'impressione di trovarmi in Inghilterra e non è solo per la presenza costante di un cielo grigio. Qui l'estate è finita circa il 5 Settembre e da quel giorno in poi si sono viste o nuvole o nuvole con pioggia, ma soprattutto tanto freddo (almeno per me, che ho iniziato a sentirlo parecchio).
Dopo tre mesi di silenzio e una mattinata passata veramente come Astérix e Obélix nelle 12 fatiche a farmi dare numeri di telefono da chiamare ai quali rispondeva gente incavolata perché non era il numero giusto (etc etc), sono finalmente riuscita ad avere un appuntamento per un colloquio all'università Descartes (Cartesio) di Parigi. A parte il non aver dormito la notte precedente e l'ora e mezza di anticipo rispetto all'orario del colloquio che ho passato a girare il quartiere (per scoprire che non c'è niente, tranne gallerie d'arte e negozi di vestiti decisamente troppo costosi per i vestiti stessi), il resto è andato bene e ad una velocità spaventosa. Il primo colloquio è durato poco, ho parlato con una professoressa responsabile di alcuni corsi che dopo qualche minuto mi ha dato due fogli (la penna l'avevo io) e mi ha messa a fare una composizione scritta nella stanza accanto. A parte i dieci minuti buoni di blocco dello scrittore, dopo mi sono gettata sul tema con la solita tortuosità sintattica che uso in italiano (subordinate ovunque e principale possibilmente in fondo alla frase), solo in francese. La seconda ragazza arrivata per il colloquio ha finito prima di me, quindi è andata a parlare con la prof e c'è stata almeno un quarto d'ora, durante il quale ho atteso cortesemente fuori dalla porta. Una volta che la professoressa è uscita ha preso il mio foglio, ha letto, ha alzato di mezzo centimetro la penna come per correggere, bloccandosi subito dopo (evviva i professori che finiscono di leggere le frasi prima di dirti che manca la reggente), mi ha guardata in faccia e mi ha detto con un gran sorriso che ero accettata e che avrei iniziato lunedì (con lei, per inciso).
Il seguito è stata una corsa allucinante tra tutti gli uffici dell'amministrazione, perché chiaramente prima devi fare la cosa x nell'edificio A, poi la cosa y nell'edificio B che si trova alla stazione del métro z e per la quale tutti ti danno indicazioni sbagliate facendoti girare in tondo per venti minuti, dopodiché nell'edificio B la ragazza a cui chiedi informazioni ti chiede se fai parte del percorso blu o del percorso rosso e tu la guardi come se ti stesse parlando in arabo, perché nessuno ti ha mai citato un colore in tutto ciò, trovi finalmente il gruppo a cui appartieni, vai a iscriverti e a farti fare la carta dello studente (nota positiva: costo totale dell'iscrizione di 470€ di cui 211€ sono di assicurazione sanitaria), dopodiché firmi i fogli per l'assicurazione sanitaria (per la quale dovrai inviare la cosa bla e la cosa ble all'indirizzo tale e poi recarti nel posto C per avere la carta vattelapesca) e lo stand accanto della banca ti propone un conto affiliato all'università che costa solo 1€ all'anno per i primi due anni per gli iscritti all'università Descartes (anche lì, altri documenti da inviare e altro posto D ove recarsi). Torni nell'edificio A, compili il tuo orario (scegliendo i corsi dalle brochures dell'anno scorso, perché quelle di quest'anno sono solo online) facendoti guardare con amorevole pietà dalla ragazza che un'ora e mezza prima ti aveva aiutata a compilare la prima iscrizione e che non riusciva a capire che in Italia i diplomi del liceo non hanno un nome, hanno solo il nome "diploma del liceo E". Una volta fatto questo corri all'INALCO per consegnare l'unico foglio che dovevi consegnare per un altro motivo, ma gli uffici hanno chiuso da 11 minuti..
Comunque, il giretto all'INALCO mi ha permesso di andare al Decathlon a comprare un paio di scarpe per camminare (stesso modello dell'anno scorso ma nere), un piccolo orologio (perché sul treno tra Parigi e Écouen è bene non tirare fuori il telefono e comunque adesso ho una paura costante di essere derubata, per cui un orologio da 10€ al polso mi fa sentire più tranquilla e mi evita di dover tirare fuori il cellulare in continuazione) e una tracolla che diventa zaino nel quale posso mettere il computer.

Non so se sia stata la giornata intensa o il fatto di essere finalmente tranquilla sul piano universitario, ma stamattina sono riuscita a dormire fino al suono della sveglia, mentre di norma mi alzo prestissimo.
Oggi pomeriggio andrò a visitare un'aula per i corsi di manga qui a Parigi e più tardi probabilmente ci procacceremo ingredienti giappi per cucinare in quantità sufficiente per tutto l'anno.

Al prossimo aggiornamento e spero di avere tempo di mettere qualche foto :]