sabato 17 gennaio 2015

Che cosa fare quando piove

O quando si avrebbero altre cose altamente interessanti sulla lista delle cose da fare (leggi: preparare i corsi per lunedì e verificare a che punto sono con le ricerche della tesi e scrivere alla relatrice). Chiaramente, la prima cosa è aggiornare il blog, in disuso da mesi tranne che per la parentesi Charlie.

Aggiorniamo, quindi.
Gli scorsi mesi sono passati molto velocemente, in particolare Novembre e Dicembre. Come avevo (forse? forse no) detto in qualche altro post o a voce, per il secondo anno di specialistica ci chiedono di fare 300 ore di stage, quindi per aiutarci a rendere ciò possibile tutti i corsi dell'anno tranne uno sono stati spostati al primo semestre. Fino a Dicembre sono riuscita a completare in modo più o meno sano la mia giornata con i corsi di giapponese all'INALCO, ma una volta iniziato il primo tirocinio (Dicembre, appunto), ho lasciato un po' la presa per salvare quel che resta della mia sanità mentale.

Al momento ho appena finito una settimana intensiva di lezioni (un corso di un semestre spremuto in una settimana di 6 ore di lezione al giorno) sul tema dell'interculturalità e della sensibilizzazione alla mobilità. Devo dire che è uno dei due corsi che ho preferito questo semestre, insieme a quello sulle biographies langagières. Non ho mai riflettuto così tanto su me stessa, sulla mia posizione rispetto ad altre lingue e culture, sul perché queste posizioni siano tali e cosa implica. Penso che sia estremamente importante per un futuro insegnante, ma anche per un essere umano in generale, di riflettere su tutte queste cose. E allo stesso tempo ci sono talmente tanti aspetti da considerare che non riuscirei neanche volendo a metterli tutti in un post di un blog. Quindi per il momento mi arrendo. Il succo, insomma, è che ho avuto molti corsi estremamente interessanti e che sono veramente soddisfatta di questo semestre. A parte per alfabetizzazione >__>

Insomma, Natale è arrivato in mezzo ai dossier da fare e ai corsi da preparare, ma è stato comunque molto bello. Quest'anno per la prima volta abbiamo preso un abete (dico "per la prima volta" perché Séb e Fabien sono coinquilini da 4 anni e non l'avevano mai fatto). Fondamentalmente è stato perché ho fatto pena ai ragazzi con il piccolo abetino di 40cm che avevo preso, quindi una sera sono usciti e sono tornati con un abete vero, che abbiamo decorato insieme.
Le vacanze sono state bellissime, sono venuti tutti qui e abbiamo mangiato come tanti porcellini, fatto tante cose e guardato la tv sulla nuova tv (che mette addirittura i sottotitoli!). Bee ormai parla francese com' nient'en fuss (comunque si scriva), papà ha imparato ad ordinare un sacco di cose alla boulangerie e mamma ha scoperto tanti ristoranti buoni.

L'anno nuovo è cominciato senza nessun buon proposito (almeno non rischio di non mantenerli) e con un po' di ansia generale per gli attentati. Siamo ancora in allerta e mi sento come un poliziotto di una serie tv ogni volta che per entrare all'università devo mostrare la mia carta (in una cosina di plastica, per cui la apro davvero come nelle serie tv all'altezza del viso), però si sta meglio della settimana scorsa.

Detto questo, essendo mezzogiorno e quaranta ed essendo io ancora in pigiama e con una lista di cose da fare che mi attende, inizierò a muovermi un po' per farle.

Buon finesettimana a tutti :)

giovedì 8 gennaio 2015

Je suis Charlie

L'allegria di ieri, del compleanno, di festeggiare con mamma e Bea, è stata completamente spazzata via.
Non ho mai visto le strade di Parigi così vuote, i treni così silenziosi, l'aria così pesante.
La Francia apre gli occhi su qualcosa contro cui noi italiani siamo un po', sfortunatamente, anestetizzati. Uscendo da una lezione con un'amica, mi diceva di come non riuscisse a capire, a concepire, che nel 2015 la gente potesse morire per aver espresso un'opinione. E mi sono resa conto di quanto sia triste crescere sapendo che l'omertà è normale, che anche solo per aver visto certe cose si può morire.

Oggi l'aria è pesante. E quello che è ancora più pesante, e più triste, è tornare a casa e trovare su internet la copertina di Libero che titola "Strage in un giornale a Parigi - questo è l'Islam". Deficienti. Non so neanche come esprimere la delusione nel vedere che ancora una volta dobbiamo dimostrarci così stupidi da cadere nel sillogismo "i terroristi erano musulmani = tutti i musulmani sono terroristi". Come la Le Pen che vuole riproporre la pena di morte. Come si fa a sfruttare una disgrazia del genere e la paura della gente per farsi strada in politica?
Sono schifata.
E stanca.

Ad ogni modo, lo scopo di questo post era solo di rassicurarvi che sono ancora in vita. Per la prima volta in vita mia oggi sono uscita di casa e ho pensato sinceramente che avrei potuto non tornarci. Gli effetti di panico che ti crea sentire al giornale che i terroristi sono diretti di nuovo verso la tua città giusto dieci minuti prima di uscire di casa.

Comunque niente, sono in vita e in salute, nonostante il peso morale e psicologico non indifferente di questi due giorni. 

Cercherò di scrivere un po' di più, con toni più allegri, nelle prossime settimane.

Non riesco a non pensare tristemente alla me di due o tre anni fa, con il suo ideale di fare qualcosa di giusto della sua vita e diventare una seconda Politkovskaja. Come ci si adagia bene sugli allori